Sì, è in linea.
In molti dei progetti susseguitisi nel tempo troviamo l’idea di ridurre dei tempi per ottenere la cittadinanza sulla base della protratta residenza. Va aggiunto che tale idea è emersa in diverse forze politiche, anche tra loro opposte.
Sin da principio, e poi costantemente nel tempo, la legge attuale sulla cittadinanza, ossia la legge n. 91 del 1992, è stata oggetto di tentativi di riforma.
Considerando i principali, notiamo immediatamente che si ritrova in molti di essi l’idea, proposta col referendum, di riportare a cinque anni la durata della previa residenza presupposto per la concessione della cittadinanza, com’era nella precedente legge del 1912.
Tale idea si ritrova, in particolare, nel disegno di legge di riforma del 2006 di iniziativa del secondo governo Prodi, c.d. Amato dal nome dell’allora ministro dell’Interno, così come nel progetto Sarubbi-Granata del 2009, e poi si ritrova in molti altri (Baio, 2009; Giannini et al., 2013 ecc.). È emersa anche in Parlamento la proposta di una riduzione invece a otto anni del tempo d’attesa per la domanda di concessione, così nel progetto Bianconi del 2014.
Senza dubbio negli ultimi anni l’attenzione delle forze politiche per quel che riguarda la cittadinanza è stata più concentrata sull’acquisto da parte dei figli degli immigrati che non sull’acquisto da parte degli immigrati adulti sul presupposto della previa residenza, emblematico il fatto che l’unico progetto riforma approvato almeno da un’assemblea abbia riguardato il c.d. ius soli temperato approvato dalla Camera nel 2015 (ma non poi dal Senato) mentre nel 2024 hanno suscitato interesse due progetti relativi al c.d. ius scholae.
Però, come si è messo in evidenza, è riscontrabile nel tempo a livello di progetti anche un orientamento politico a riportare a cinque anni la durata della previa residenza richiesta per la concessione o comunque a ridurre i tempi d’attesa per la presentazione della relativa domanda, ossia in linea con quanto proposto ora col referendum.
Due ulteriori elementi
Considerando i progetti espressione dell’orientamento di cui sopra, al di là della presenza in essi dell’idea di riportare a cinque anni la durata della previa residenza richiesta per la concessione o comunque ridurre i tempi d’attesa per la presentazione della relativa domanda, possiamo cogliere ulteriori elementi interessanti.
Il primo riguarda la provenienza politica di tali progetti. Essi non sono stati presentati da una sola forza politica, e nemmeno da un solo schieramento politico comunque configurato. Accanto a diverse proposte riconducibili al centro-sinistra, a partire dal progetto Amato, troviamo, infatti, il progetto Bianconi, riconducibile al centro-destra, e troviamo anche il Sarubbi-Granata, definibile come bipartisan dal momento che all’epoca Sarubbi era un parlamentare del Partito democratico mentre Granata era un parlamentare di Alleanza nazionale. Si può quindi affermare che in una qualche misura l’idea di riportare a cinque anni la durata della previa residenza per la concessione della cittadinanza o comunque ridurre i tempi d’attesa per la presentazione della relativa domanda è emersa in varie e anche tra loro distanti forze politiche.
Un secondo elemento interessante è il seguente: nei progetti, la prevista riduzione dei tempi è stata sovente accompagnata dall’attenzione per il tema dell’educazione civica dei neocittadini. Nel Sarubbi-Granata si proponeva di introdurre quale specifico presupposto per l’acquisto della cittadinanza una “conoscenza soddisfacente della vita civile dell’Italia e della Costituzione italiana”, da accertare attraverso un colloquio. Nel progetto Bianconi si prevedeva per l’aspirante cittadino la frequenza di un corso ad hoc di educazione-civica. Il quesito referendario non può prevedere alcunché a riguardo, potendo essere solo abrogativo. Ma in caso di vittoria del “Sì” sarebbe pensabile, secondo una linea di continuità, un successivo intervento del Parlamento volto ad integrare la disciplina con riferimento proprio alla rilevanza dell’educazione civica.
Ennio Codini, Responsabile Settore Legislazione
