L’8 e il 9 giugno i cittadini italiani sono chiamati alle urne per esprimere la loro idea di cittadinanza. In un mondo che cambia, in cui i mutamenti climatici, i processi di globalizzazione e i connessi cambiamenti socioeconomici hanno reso le persone estremamente mobili e i confini nazionali maggiormente permeabili, gli italiani dovranno decidere, in un referendum abrogativo, se e come rivedere le norme sulla naturalizzazione dei cittadini extracomunitari.
Il quesito in materia di cittadinanza mira a modificare l’art. 9 della Legge n. 91/1992 facilitando la naturalizzazione degli stranieri che oggi possono presentare domanda solo dopo 10 anni di residenza legale ed ininterrotta. In caso di vittoria dei “sì” i tempi si dimezzerebbero e verrebbe quindi agevolato l’acquisto della cittadinanza per molti stranieri maggiorenni (e di conseguenza anche per i loro figli minori conviventi, che diventerebbero cittadini con la naturalizzazione dei genitori). Gli altri requisiti richiesti dalla legge (reddito, assenza di precedenti penali, conoscenza della lingua italiana) resterebbero invariati.
Vogliamo qui analizzare
1. La salienza della issue immigrazione presso la popolazione italiana ed europea
2) Gli ultimi sondaggi d’opinione in merito alla partecipazione
3) Le posizioni dei partiti verso il quesito referendario
1) La salienza della issue immigrazione
Per meglio comprendere il contesto di opinione in cui si inserisce il referendum sulla cittadinanza, è possibile utilizzare i dati di Eurobarometro, che rappresenta la migliore fonte di informazioni relative alle opinioni dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea. Costruito intervistando campioni significativi di cittadini dei 27 Stati, l’EB monitora regolarmente lo stato dell’opinione pubblica in Europa su questioni relative all’Unione europea, nonché gli orientamenti su argomenti di natura politica o sociale. I dati dell’ultima versione, pubblicati a novembre 2024, mostrano che, a livello europeo, l’immigrazione rappresenta la seconda priorità che l’UE dovrebbe affrontare sia nel breve che nel lungo periodo, citata rispettivamente dal 27 e dal 29% degli intervistati, subito dopo la sicurezza. (Cfr. cap. 11, 30 Rapporto sulle migrazioni 2024).
Fig. 1. Azioni prioritarie a livello europeo

Se guardiamo al nostro Paese (Fig. 2), vediamo che gli Italiani attribuiscono minore importanza alle questioni legate alle migrazioni rispetto agli Europei nel loro complesso: se, infatti, il 28% degli Europei cita l’immigrazione tra le due questioni più importanti che l’UE deve affrontare, seconda solo alla guerra in Ucraina, gli Italiani vedono come prioritarie la situazione internazionale, la guerra in Ucraina, l’inflazione, la situazione economica e, solo al quinto posto, l’immigrazione. Lo stesso si può dire per le due questioni più importanti che il proprio paese dovrebbe affrontare: per gli europei l’immigrazione è al secondo posto, dopo l’inflazione; per gli Italiani è al quinto posto, dopo l’inflazione, la situazione economica, la disoccupazione e il debito pubblico.
Fig.2. Questioni che l’UE e l’Italia dovrebbero affrontare prioritariamente

2. La partecipazione elettorale
In base alla più recente rilevazione effettuata da Demopolis tra il 14 e il 16 maggio, il 46% degli intervistati dichiara di essere a conoscenza dei referendum, un altro 19% sa che ci saranno, ma non sa so su che cosa si voti, e infine il 35% non ne ha sentito parlare. Per quanto riguarda la partecipazione al voto, solo il 30% degli italiani dice che andrà a votare, mentre il 56% dice di no, con un 14% di indecisi. Posto che questi dati, a tre settimane dal voto, siano attendibili, non ci sarebbero margini al momento per raggiungere il quorum del 50% più uno. La stima sull’affluenza al momento è infatti tra il 31% e il 39%.
Le stime IPSOS, infine, mostrano come il referendum sulla cittadinanza sia quello con il minor tasso di partecipazione potenziale (fig. 3): tra gli elettori di tutti i partiti, la propensione al voto per il referendum sulla cittadinanza è inferiore agli altri referendum che si svolgeranno nello stesso giorno. Tra gli elettori della maggioranza governativa, solo il 31% degli elettori di Fratelli d’Italia, il 41% di quelli di Forza Italia e il 16% di quelli della Lega dichiara che andrà a votare. Tra gli elettori dei partiti di opposizione, l’85% degli elettori del PD, il 76% di quelli del Movimento 5 stelle e il 69% di quelli di altri partiti parteciperanno al voto. Come si evince dalla figura 3, le percentuali sono inferiori a quelle rilevate per gli altri referendum all’interno dell’elettorato di tutti i partiti.
Fig.3. Percentuale di intervistati che intende votare per ciascuno dei cinque referendum

3. Le posizioni dei partiti
Il quesito referendario sulla cittadinanza (uno dei cinque su cui sono chiamati ad esprimersi gli Italiani) vede i partiti dividersi tra l’astensionismo consapevole della maggioranza di centrodestra e un groviglio di posizioni diversificate nel centrosinistra.
Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sono contrari alla proposta di dimezzare il periodo minimo di residenza legale richiesto a uno straniero adulto extracomunitario per poter richiedere la cittadinanza italiana. Questi partiti hanno invitato gli elettori a non recarsi alle urne per ostacolare il raggiungimento del quorum.
Le posizioni dei partiti di opposizione sono invece più diversificate. Sono per il Sì Alleanza Verdi-Sinistra, il Partito Democratico, Più Europa, Italia Viva, e Azione, il partito di Calenda, che, pur criticando il ricorso allo strumento referendario, ha annunciato che voterà Sì. Il Movimento 5 Stelle ha lasciato libertà di voto, ma il presidente del partito, Giuseppe Conte, ha dichiarato che voterà Sì.
Tab.1. Le posizioni dei partiti
Sì
Alleanza Verdi-Sinistra
Partito Democratico
Più Europa
Italia Viva
Azione
No
Noi moderati
Libertà di voto
Movimento 5 Stelle
Astensione
Fratelli d’Italia
Lega
Forza Italia
Marta Regalia, Settore Europa e Paesi terzi
