Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente. Anni 2023-2024
Di seguito alcuni estratti dal nuovo Report ISTAT. Giugno 2025
Un terzo degli espatriati dal Nord è nato all’estero
Le dinamiche migratorie con l’estero presentano complessità che richiedono un esame dei fenomeni da molteplici prospettive. Integrare l’analisi tradizionale con la dimensione territoriale del luogo di nascita degli espatriati, per esempio, permette di evidenziare come la geografia degli espatri si modifichi rispetto alla consueta lettura basata esclusivamente sui territori di origine e destinazione dei migranti. Da questo punto di vista, è importante considerare il legame tra migrazioni interne ed espatri: i trasferimenti dal Mezzogiorno verso il Nord possono, infatti, precedere le emigrazioni verso l’estero. Le regioni settentrionali possono, quindi, rappresentare una tappa intermedia del processo migratorio e una migrazione interna al territorio nazionale può trasformarsi di fatto in migrazione internazionale.
Dal 2014 al 2024 il 61,9% degli espatriati dal Nord è costituito da nativi nell’area, il 6,1% da nativi nel Mezzogiorno e l’1,8% del Centro. Nel Sud e nelle Isole, invece, gli espatriati sono prevalentemente nativi (rispettivamente il 68,9% e il 74,6%), a testimonianza del fatto che i trasferimenti verso l’estero avvengono spesso per via diretta senza un passaggio intermedio che coinvolga altre ripartizioni (Figura 5). In tutte le ripartizioni, i nati all’estero rappresentano una componente significativa degli espatriati, soprattutto al Nord e al Centro, dove la quota di nati all’estero tra gli espatriati è pari, rispettivamente, al 30,3% e al 29,6%, mentre è più contenuta nel Mezzogiorno (23,4%).
È più che plausibile ipotizzare che il flusso degli espatri comprenda in realtà una significativa componente di ex-immigrati stranieri che, una volta acquisita la cittadinanza italiana, lasciano il Paese come cittadini dell’Unione europea. Tra il 2023 e il 2024 le emigrazioni di italiani nati all’estero sono state complessivamente 87mila, vale a dire circa un terzo del totale degli espatri, con una crescita media del 53,8% rispetto al 2022. Di tali movimenti, tre su 10 riguardano cittadini italiani nati in Brasile, il 18,5% in Argentina e il 5,5% in Marocco. Proprio il Brasile, peraltro, rappresenta la meta preferita degli italiani nati all’estero (15mila), davanti al Regno Unito (11mila) e alla Spagna (9 mila).
I cittadini italiani di origine africana emigrano per lo più in Francia (45,7%), quelli nati in Asia nella stragrande maggioranza si dirigono verso il Regno Unito (72,9%), quelli nati in un paese dell’Unione europea emigrano soprattutto in Germania (23,8%). Il 54% dei nativi sudamericani invece torna a casa, mentre il 39% sceglie un paese dell’Unione europea (la Spagna nel 16% dei casi).
La perdita di capitale umano all’estero si azzera grazie al contributo degli stranieri
Il trasferimento di residenza all’estero può essere interpretato come una scelta personale, sia temporanea che di lungo periodo, motivata dall’esigenza di esplorare nuove opportunità di studio, lavoro e crescita personale. Le emigrazioni, soprattutto quelle dei più giovani, rispondono al desiderio di arricchire il proprio bagaglio di esperienze, migliorare la condizione economica e ampliare gli orizzonti di realizzazione professionale.
Negli ultimi cinque anni si è registrato un costante incremento nel numero di giovani italiani che hanno scelto di trasferirsi all’estero, con una dinamica molto meno marcata per i rientri in patria. A fronte di questa perdita netta di giovani, il contributo dei migranti stranieri risulta fondamentale per attenuare gli effetti del fenomeno e per offrire una prospettiva più completa sul bilancio migratorio complessivo.
Tra il 2019 e il 2023 sono espatriati dall’Italia 192mila italiani di età compresa tra 25 e 34 anni e ne sono rientrati 73mila, con una perdita netta di 119mila giovani. Tuttavia, grazie al saldo positivo dei giovani stranieri (+348mila), che rappresenta un fattore chiave nel contenere gli effetti del declino demografico, il saldo complessivo per questa fascia di età si traduce in un guadagno di popolazione giovane e attiva pari a +229mila unità.
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda il capitale umano. Considerando i migranti tra 25 e 34 anni in possesso di un titolo di studio terziario, nel periodo 2019-23 si registra una perdita netta di giovani laureati italiani pari a 58mila unità (Figura 6). Tale perdita è anch’essa compensata da un incremento netto di giovani laureati stranieri (+68mila), che porta il saldo complessivo a un guadagno di capitale umano qualificato pari a +10mila unità. I risultati, seppur con qualche limite informativo[ii], offrono una misura del contributo dei flussi migratori stranieri nel bilanciare non solo le perdite demografiche ma anche quelle di capitale umano qualificato.
I giovani laureati italiani scelgono principalmente i Paesi europei come destinazione privilegiata per espatriare. Nel quinquennio 2019-23, Regno Unito e Germania ne hanno accolti complessivamente un terzo (29mila), seguite da Francia e Svizzera, che ne hanno attratti ciascuna 8mila. Tra le destinazioni extraeuropee, gli Stati Uniti si collocano al primo posto, con 4mila giovani laureati italiani trasferiti nello stesso periodo.
Per quanto riguarda i giovani immigrati stranieri laureati che arrivano in Italia, il 13,6% proviene da Stati membri dell’Unione Europea, il 15,8% da altri Paesi europei, un terzo dall’Asia, mentre il 17,8% da Paesi del Sud America.
