Cittadinanza
Analisi, commenti e riflessioni sul tema della concessione della cittadinanza alle persone con background migratorio
Scopri di cosa si tratta e quanto sei preparato!
Towards overcoming familism in the Italian citizenship framework?
di Ennio Codini, Professore di Diritto Amministrativo e Pubblico
Introduction. – Evolution of the rules regarding acquisition based on family relationships. – Evolution of regulations regarding ways of acquisition based on the connection with the territory and community. – Reform attempts. – Conclusions.
E adesso? Riflessioni sul post referendum cittadinanza
Stando a quanto si legge nell’articolo 75 della Costituzione il “fallimento” del referendum non produce alcun effetto. In altri termini: la disciplina della cittadinanza rimane quella di prima e il Parlamento può occuparsene esattamente come prima.
Risponde Ennio Codini, Professore di Diritto Amministrativo e Pubblico
le domande
I nostri esperti rispondono alle domande più frequenti
Ci sono domande che, pensando al referendum e al concetto di cittadinanza, tutti possiamo farci, ma alle quali non sempre riusciamo a dare risposte informate. Gli studiosi ISMU ci aiutano a entrare nel merito e ci forniscono alcuni strumenti per approfondire l’argomento, per valutare adeguatamente e per votare consapevolmente.
Il quesito referendario è in linea con i progetti di riforma che si sono susseguiti negli anni?
In che misura il referendum si inserisce in una storia di discussioni e di progetti di riforma della cittadinanza discussi negli ultimi decenni.
Risponde Ennio Codini, Professore di Diritto Amministrativo e Pubblico
Il Referendum sulla cittadinanza: un voto per una democrazia matura?
Un referendum sulla cittadinanza agli stranieri è un tema importante, concernendo l’appartenenza o meno alla comunità politica.
Risponde Luciano M. Fasano, Professore di scienza politica
Verso il referendum: quando i cittadini si esprimono sulla cittadinanza
Marta Regalia, Ricercatrice in Scienza Politica
In caso di vittoria del “Sì” sarebbero necessari o opportuni interventi del legislatore?
Strettamente necessari no. Opportuni forse.
Risponde Manuel Gioiosa, Avvocato, Dottore di ricerca in Diritto amministrativo
In che misura la vittoria dei “sì” risponderebbe alle esigenze delle c.d. seconde generazioni rispetto all’acquisto della cittadinanza?
Il referendum per l’abrogazione parziale della legge del 1992 non modificherebbe direttamente le modalità di acquisizione della cittadinanza per le seconde generazioni, tuttavia, queste potrebbero trarne un beneficio indiretto, vedendosi riconosciuta la cittadinanza in tempi più rapidi.
Risponde Veronica Riniolo, Ricercatrice e docente di Sociologia
ll referendum è un’occasione per riflettere sul significato della cittadinanza?
Le questioni poste – pur senza esaurire la complessità del tema – offrono uno spunto per riflettere criticamente sul significato contemporaneo della cittadinanza soprattutto in un contesto sociale sempre più caratterizzato dalla pluralità culturale, identitaria e biografica.
Risponde Sumaya Abdel Qader, Ricercatrice, sociologa e scrittrice
Su che cosa verte il quesito referendario? È chiaro?
Nella sostanza il quesito è chiaro – riduzione da dieci a cinque anni del tempo d’attesa per chiedere la cittadinanza in base al regolare soggiorno – anche se la formulazione sconta i tipici limiti dei quesiti referendari.
Risponde Manuel Gioiosa, Avvocato, Dottore di ricerca in Diritto amministrativo
La vittoria del “sì” ci avvicinerebbe o ci allontanerebbe dagli altri Paesi europei quanto ai tempi d’attesa per la naturalizzazione?
In linea generale sì, richiedere cinque anni di residenza per la naturalizzazione rappresenterebbe un allineamento con la prassi prevalente in Europa. Ma non è il solo aspetto da considerare.
Risponde Sara Morlotti, Dottoranda in Diritto dell'Unione Europea
In che cosa la proposta referendaria si differenzia dai precedenti progetti di riforma volti a ridurre la durata della previa residenza richiesta per chiedere la naturalizzazione?
In passato è emersa l’idea di abbinare alla riduzione degli anni richiesti di previo soggiorno la previsione di requisiti d’integrazione
Risponde Manuel Gioiosa, Avvocato, Dottore di ricerca in Diritto amministrativo
La vittoria del “Sì” agevolerebbe davvero l’acquisto della cittadinanza da parte degli stranieri immigrati?
Di fatto a trarne vantaggio sarebbero solo quegli stranieri extracomunitari che hanno sviluppato sin dai primi anni di regolare soggiorno un buon percorso d’integrazione.
Risponde Ennio Codini, Professore di Diritto Amministrativo e Pubblico
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il quiz
Scopri con noi quanto sei informato sull'acquisizione della cittadinanza italiana
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il progetto
Questa pagina è realizzata grazie al contributo del progetto
RISE: Responsible Involvement in Society and Elections
Obiettivo del progetto è contrastare la disinformazione e rafforzare la resilienza della società civile su una questione centrale: l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di cittadini stranieri.
Mira a fornire alla società civile, ai nuovi cittadini, ai giovani cittadini (18-29 anni), ai giornalisti e ai ricercatori informazioni adeguate e strumenti per contrastare la disinformazione e la polarizzazione.
Promuove un dibattito collettivo e una riflessione tra ricercatori, esperti, giornalisti e cittadini con diritto di voto in merito alla proposta di referendum per riformare la legge sull’acquisizione della cittadinanza in Italia, che si terrà il 7-8 giugno. RISE intende rafforzare la capacità dei cittadini italiani, inclusi i nuovi cittadini, i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, i giornalisti, i ricercatori e la società civile nel suo complesso, affinché possano esercitare consapevolmente il loro diritto di voto al “Referendum sulla Cittadinanza”, fornendo informazioni complete e accurate attraverso una campagna di sensibilizzazione e un dibattito online.
Il progetto si propone inoltre di portare il dibattito a livello europeo, coinvolgendo esperti e stakeholder chiave di altri Paesi dell’UE per discutere in modo comparativo sulla cittadinanza e sulle modalità di acquisizione. Inoltre, la campagna informativa rappresenterà un’importante occasione per sensibilizzare i cittadini sul tema della cittadinanza, informando 1.000 cittadini interessati e promuovendo un dibattito informato.
Prima di recarti a votare partecipa al webinar in cui i nostri esperti rispondono a alcune domande frequenti e ci danno un quadro della situazione in Italia
Realizzato nell’ambito del progetto Rise – Responsable Involvement in Society and Elections
Se non sei riuscito a seguire il nostro webinar rivedilo qui
Il questito referendario
A cosa dobbiamo rispondere sì o no
Volete voi abrogare l’articolo 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione”; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza?”
Perché è importante andare a votare
L’8 e 9 giugno siamo chiamati a votare al referendum sull’acquisizione della cittadinanza italiana da parte delle persone con background migratorio.
Il referendum è uno strumento attraverso il quale i cittadini possono esprimere direttamente la loro volontà su questioni rilevanti, contribuendo personalmente alle decisioni che plasmano il futuro del Paese. È quindi uno strumento molto importante per l’esercizio della democrazia. Per questo invitiamo tutti i cittadini a recarsi alle urne.
Ma quali sono le domande che si pongono i cittadini, gli addetti ai lavori, i giornalisti, i giovani rispetto a questo tema? Siamo sicuri di sapere su cosa esattamente siamo chiamati a votare? E cosa sappiamo di questo argomento? Abbiamo informazioni corrette o piuttosto ne abbiamo solo una conoscenza superficiale?
ISMU, attraverso i suoi esperti di diverse discipline, intende offrire risposte il più possibile precise e scientificamente fondate ad alcuni dei principali interrogativi da considerare per un voto consapevole.
Pubblichiamo quindi questa pagina che non è una pagina “per il sì” oppure “per il no”.
È una pagina ricca, invece, di fatti, informazioni, analisi utili per poi decidere, secondo una logica di servizio alla collettività propria di Fondazione ISMU che mette così a disposizione di tutti le conoscenze dei propri ricercatori.
In altre parole
Di cosa si tratta
Questo referendum abrogativo, che si terrà l’8 e il 9 giugno, si propone di dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana ripristinando un requisito introdotto nel 1912 e rimasto invariato fino al 1992.
Nel dettaglio si va a modoficare l’articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia ai fini della presentazione della domanda di concesssione della cittadinanza da parte dei maggiorenni.
Il referendum sulla cittadinanza italiana non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza che sono: la conoscenza della lingua italiana, un reddito di una certa entità, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, il non essere un pericolo per la sicurezza del Paese.
Ennio Codini ci aiuta a comprendere di cosa si sta parlando
Perché è importante andare a votare
Negli ultimi anni la partecipazione alle consultazioni referendarie è stata scarsa. Ma il referendum sull’acquisto della cittadinanza da parte degli immigrati è importante. Perché l’acquisto della cittadinanza si lega ai percorsi d’integrazione degli stranieri, questione fondamentale per il futuro del nostro Paese.
Certo, l’integrazione degli stranieri non dipende solo dalla cittadinanza, basti pensare al fondamentale rilievo del lavoro. Ma i modi d’acquisto della cittadinanza sono rilevanti a riguardo, possono favorire l’integrazione o, viceversa, non favorirla, o addirittura ostacolarla.
In particolare, gli italiani sono chiamati l’8 e il 9 giugno a decidere se mantenere, come regola generale, i dieci anni quale tempo d’attesa per gli immigrati adulti che chiedono la cittadinanza sulla base della protratta residenza, oppure portare tale tempo d’attesa a cinque anni. Qual è la soluzione migliore per l’integrazione degli stranieri?
I tempi per l’acquisizione contano
Qualcuno potrebbe osservare che la questione non è poi così importante, perché si tratta comunque di persone che prima o poi otterranno la cittadinanza. Sì, è vero che l’otterranno, ma i tempi per qualsiasi momento chiave dell’esistenza, e l’acquisto della cittadinanza è un momento chiave nel percorso di vita di vita degli immigrati, contano, eccome, come ben possiamo comprendere guardando alla nostra vita e considerando che probabilmente certe cose ci sono capitate troppo presto, altre tardivamente, altre (per fortuna) al momento giusto, quando eravamo pronti, quando erano importanti per noi e per gli altri.
Da 10 a 5 anni perché?
E non va dimenticato che il tempo d’attesa per l’acquisto della cittadinanza da parte dell’immigrato adulto può incidere anche sul percorso di vita dei suoi figli. Perché se un madre o un padre immigrati divengono cittadini italiani non solo hanno opportunità di vita diverse, che possono riflettersi sulla condizione dei familiari, ma anche trasmettono secondo la legge questa loro cittadinanza ai figli, però solo se i figli sono minorenni. Ne consegue che portando da dieci a cinque anni il tempo d’attesa riceverebbero la cittadinanza dai genitori molte ragazze e molti ragazzi altrimenti destinati a divenire maggiorenni “da stranieri” nel nostro Paese.
Stabilire il tempo e, più in generale, il modo migliore per l’acquisto della cittadinanza da parte degli immigrati adulti, ed eventualmente dei loro figli, sulla base della protratta residenza, nella prospettiva dell’integrazione, non è facile.
Molti, e molto diversi sono in concreto i percorsi di vita; molte sono le variabili da considerare. Lo stesso concetto d’integrazione non è qualche cosa che tutti intendono allo stesso modo.
In ultima istanza la scelta è, senza dubbio, squisitamente politica. Ma è bene che si tratti di una scelta fondata su una reale conoscenza.
Votare “sì” o votare “no”. Cosa significa
Votare “sì” al referendum, con la convinzione che dieci anni d’attesa siano “troppi”, votare “no”, con la convinzione che, invece, quei dieci anni siano il tempo “giusto”, votare scheda bianca, eventualmente, avendo maturato, infine, valutati i pro e i contro, l’idea che non c’è una ragione forte per scegliere una soluzione piuttosto che l’altra, possono essere tutte soluzioni ragionevoli (sia consentito qui di non giudicare tale la non partecipazione, per la convinzione che in democrazia la partecipazione è un valore, sempre, e in particolare quando, come in questo caso. la posta in gioco è di particolare importanza). Ma il cittadino deve decidere sulla base di una reale conoscenza.
A tal fine è stata prevista questa “pagina”. Non si tratta di una pagina “per il sì” oppure “per il no”.
È una pagina ricca, invece, di fatti, informazioni, analisi utili per poi decidere, secondo una logica di servizio alla collettività propria di Fondazione ISMU che mette così a disposizione di tutti le conoscenze dei propri ricercatori.
30° Rapporto sulle migrazioni
Ne abbiamo discusso anche in un workshop
In occasione del convegno di presentazione del nostro 30° Rapporto sulle migrazioni 2024 si è tenuto un workshop dal titolo “Cittadinanza: una sfida aperta“.
Il punto di partenza si può sintetizzare nella constatazione, esplicitata dal Viceprefetto Vicario della prefettura di Milano, che “non è sufficiente un esclusivo approccio giuridico alla cittadinanza: è importante considerate l’impatto sociale dell’accesso o meno alla cittadinanza in termini di integrazione“.
Per questo è una questione che riguarda tutti e sulla quale è necessario riflettere.
italiani di fatto
Sumaya Abdel Qadel
Le parole contano
"Cittadinanza"
All’interno del progetto “Awake-AWAKE: campagna di sensibilizzazione a contrasto della disinformazione sulla migrazione in Italia” Sumaya, ricercatrice, sociologa e scrittice ci ha aiutato a riflettere sull’importanza delle parole, perché
“queste contribuiscono a costruire i nostri immaginari, i pensieri e le idee. Immaginari, pensieri e idee che a loro volta influenzano e indirizzano le nostre azioni e, nuovamente, le nostre parole“.
Una “parola” di cui si è discusso molto anche pubblicamente è proprio la parola cittadinanza.
Vogliamo riproporvi qui quanto ha detto.
Ne abbiamo già parlato
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Questo progetto è finanziato da European Citizen Action Service (ECAS) nell’ambito del progetto EURECA 2025, cofinanziato dall’Unione Europea. Le opinioni espresse sono tuttavia esclusivamente quelle dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell’Unione Europea o di ECAS. Né l’Unione Europea né ECAS possono essere ritenute responsabili per esse.








